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IL VIAGGIO DI GIUSEPPE ZANARDELLI IN BASILICATA - ANTONIO TANTARI
Il 7 marzo 1901, presentando al Parlamento il programma di governo del suo Gabinetto, Giuseppe Zanardelli assunse l’impegno a favore delle regioni meridionali.
L’anno successivo, il 28 aprile, l'onorevole socialista e potentino Ettore Ciccotti, forte delle dichiarazioni governative, presentò alla Camera un'interpellanza sulla Basilicata, che veniva presentata nella condizione di un malato che mal si reggeva sulle gambe; la definiva come la più povera regione d'Italia e, quindi, la più bisognosa degli aiuti dello Stato.
Due mesi più tardi, anche gli onorevoli lucani Lacava e Torraca dipinsero alla Camera un quadro impressionante delle condizioni della Basilicata, puntando il dito sul fenomeno dell’immigrazione che aveva assottigliato la popolazione lucana.
Zanardelli, sollecitato da tali interventi, decise, quindi, di intraprendere un viaggio in quella terra arida ed isolata, per rendersi conto personalmente dei bisogni di quella parte d’Italia. Era già stato in quella regione nell’ottobre 1890, quando da ministro di Grazia e Giustizia, prese parte a Brienza all’inaugurazione di un monumento al giurista Mario Pagano.
Nel settembre 1902, per ben tredici giorni, il settantaseienne Presidente del Consiglio dei Ministri, affrontando fatiche e disagi, visitò numerosi comuni della Basilicata. Fu un lungo e duro tragitto durante il quale fece la diretta conoscenza delle enormi difficoltà (povertà, fame e arretratezza) in cui versava il popolo lucano e grazie al quale maturò l'idea di realizzare interventi radicali.
Nel suo viaggio percorse le poche strade rotabili che collegavano la regione, ma, il più delle volte, dovette fare affidamento su vie più impervie. La Basilicata, nei primi anni del '900, doveva fronteggiare la malaria e i dissesti idrogeologici; inoltre, doveva combattere contro il peso delle imposte fiscali e la mancanza di risorse per la realizzazione di opere pubbliche.
Lo statista bresciano programmò provvedimenti speciali per risollevare l'agricoltura lucana, per difendere e arricchire il patrimonio boschivo, per modificare il sistema fiscale tributario, concedendo agevolazioni ed esenzioni per combattere l'analfabetismo e per creare opere pubbliche e consolidare gli abitati della regione.
Al termine del suo viaggio, dopo aver attraversato e ispezionato per due settimane (14-30 settembre) le più impervie contrade della regione, Zanardelli affidò al Regio Commissario dell’Emigrazione Ausonio Franzoni l’incarico di studiare le cause e gli effetti dell’emigrazione in Basilicata che venne presentata nel gennaio 1903; allo stesso modo affidò all'ingegnere capo del Genio civile di Cagliari Eugenio di Sanjust, l'incarico di un’approfondita indagine e, quindi, di redigere una relazione che divenne la base per la legge speciale per la Basilicata licenziata dal Senato il 31 marzo 1904. Dalla morte di Zanardelli erano trascorsi solo pochi mesi.
La legge, per la verità non risolse gli annosi problemi che attanagliavano la Basilicata, ma ebbe il merito di renderli evidenti e determinare la consapevolezza della necessità d’interventi adeguati.